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Dal Sinni alla Senna

"Parole di seta"

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La fortuna di Isabella Morra in Francia

Dal Sinni alla Senna

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Stendhal si annoiava, racconta Dominique Fernandez nella prefazione alle Chroniques italiennes, quando era console di Francia a Civitavecchia, nel 1833, e, un po’ per passare il tempo, un po’ per mettere la miccia alla sua ispirazione, faceva ricopiare vecchi manoscritti, nei quali si narravano antichi fattacci, realmente avvenuti in Italia

(...)

Una vicenda come quella di Isabella Morra e dei suoi fratelli sarebbe piaciuta a Standhal, e si sarebbe perfettamente inserita nelle Cronache italiane, se il signor Console l’avesse conosciuta.

(...)

Perché, in tanti innamorati dell’Italia, è così forte l’attrazione per i fatti di sangue, per le storie di passione e di violenza?

" Tutti sanno, scrive ancora Fernandez, che Stendhal ha cercato nell’Italia ciò che ha voluto amare: prima di tutto, le reazioni di un popolo che rende i suoi atti conformi ai suoi sentimenti e non si preoccupa, come i francesi, di considerazioni ispirate dalla vanità o dal fatto di tener conto del giudizio dei vicini... "

Insomma la vecchia storia della mitica Italia delle passioni spontanee confrontata alla fredda e statica razionalità francese.

(...)

E Isabella entra nel " mito " francese dell’Italia: ancora una delle tante manipolazioni, ipotesi e invenzioni, che riguardano la personalità, la vita, la morte della poetessa, il suo mistero, e non tanto la sua poesia, su cui sono tutti d’accordo considerandola una delle voci femminili più originali del Rinascimento.

Miti, " santini ", pellegrinaggi, lapidi, poesia sulla poesia, romanzi, per non parlare di convegni seminari congressi e tesi di laurea che triturano all’infinito il magro canzoniere dell’infelice poetessa.

Miti, " fantasmi ", d’ogni specie. Pensavo una volta di poterli collezionare, ma ho poi costatato che sono talmente tanti da perdermici, ed ho rinunciato. " fantasmi ": cattolici, romantici, femministi, masochisti, omosessuali, incestuosi. Insomma, uno specchio nel quale tutti cercano un riflesso di se stessi, uomini o donne, paesani o forestieri, vecchi e giovani, critici seriosi e studentesse sentimentali.

E se Isabella fosse davvero arrivata a Parigi? 

Chi continuerà a soffiare la propria realtà nel simulacro d’Isabella? Chi immaginerà che sia riuscita a fuggire in Francia, a raggiungere il grande Alamanni, a farsi presentare a corte da suo fratello Scipione, a quella corte dotta e galante, di Francesco I, e poi di Caterina, nella quale le donne, in letteratura come in politica, avevano tanta importanza?....

Francesco amava l’Italia, e Isabella amava la Francia, dove fioriscono " i sacri Gigli d’oro " amava Francesco, il " gran re ", dal " sacro volto ", ma la Fortuna, la " Nemica ", è una donna, che non favorisce più il re di Isabella.

Veggio il mio re da te vinto e prostrato

sotto la ruota tua, pieno d’orrore,

lo qual, tra gli altri eroi era il maggiore,

che da Cesare in qua fosse mai stato.

e donna son, contra le donne dico.

Si direbbe, la Fortuna, una donna in carne ed ossa, una rivale.

Estratti dal contesto, rovesciandone il significato, i versi di Isabella potrebbero ribaltare il quadro idealizzato di quella corte di Francia, paese del suo sogno, " fantasma " provinciale dell’ingenua poetessa. Il mito del viaggio, delle Itache, delle Citere...riflesso di specchi: sola vera patria è quella dell’immaginazione, ma Isabella non lo sapeva.

Poetessa in prigione, Isabella, terra d’esilio, Favale.

Ma per quante principesse, Parigi era terra d’esilio, e prigioni i salotti dorati di Francesco o di Caterina, dove si cantava, si suonava, si ballava, e dove così presto si poteva cadere in disgrazia, perdendo benefici e favori, o la vita stessa, scivolando sulla buccia di banana di un intrigo, o incespicando nel capriccio di una favorita?

Cosa, chi avrebbe incontrato a Parigi, Isabella Morra?

Persa nei labirinti di un palazzo più tetro dei suoi boschi lucani, invischiata in congiure tra mogli, madri, favorite, dame di corte ed eminenze grigie? Oppure raggelata dall’indifferenza, sognatrice fuori moda in un mondo di lupi e di lupe...dove pugnali e veleni si usano (pardon: si usavano) proprio come a Favale? Sarebbe incorsa pure lei nella gelosia di cortigiani rivali, come suo fratello Scipione, o in quella, più subdola e non meno feroce, di una favorita?

(Stralcio del Saggio critico)

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